Aperture notturne dei negozi a Firenze: via al dibattito!
Mi ha sorpreso positivamente vedere le reazioni all’annuncio della presentazione della mia mozione sulle aperture notturne dei negozi a Firenze: sapevo che si trattava di un tema “caldo” che avrebbe suscitato commenti, pro e contro, ma non immaginavo così tanti, e questo è un fatto positivo. Credo infatti che la “rivitalizzazione” di Firenze passi anche attraverso la cultura del dialogo e del confronto tra idee diverse, e se il confronto è basato su argomenti validi, come in questo caso, ben venga!
Sulla base delle critiche che mi sono state mosse, credo necessario chiarire, brevemente, alcuni punti del mio pensiero, che forse non sono stati ben compresi. Sono due le principali obiezioni che mi sono state mosse: la prima è il fatto che non esista una domanda a Firenze per le aperture notturne dei negozi; la seconda è che tali aperture porterebbero ad uno sfruttamento dei lavoratori. Comincio a rispondere da quest’ultima, perchè la ritengo la più importante: io non voglio sfruttare proprio nessuno, anzi, io vorrei fare l’opposto, creare nuove opportunità di lavoro. Per quanto riguarda il lavoro dipendente, mi risulta che le ore di lavoro in Italia siano normate per legge e che qualsiasi sfruttamento oltre tali orari dei lavoratori sia di per sé illegale: in ogni caso, concordo con quanti si dicono preoccupati per la dignità di questi lavoratori. Capisco infatti che lavorare di notte non sia lo stesso che lavorare di giorno e che esista un pericolo “sfruttamento”, soprattutto nei grandi centri commerciali, del personale già impiegato: per questo ritengo fondamentale coinvolgere, in questo dibattito, i sindacati per studiare tutte le garanzie e le tutele necessarie ai lavoratori. Sono d’accordo con quanto suggerito da Giuliano Gasparotti, su facebook, di vincolare la possibilità di apertura notturna con l’impegno ad assumere nuovo personale, perchè è proprio questo lo spirito della mia idea: creare nuovi posti di lavoro, magari proprio per i più giovani! Per quanto riguarda invece la questione delle piccole botteghe a conduzione familiare, è ovvio che la scelta se lavorare o meno la notte rimarrebbe un’opzione, non un’obbligo. E qui veniamo alla prima obiezione, ovvero il fatto che, a Firenze, non esista una domanda per le aperture dei negozi durante la notte. Secondo me non è affatto vero: la domanda ci sarebbe (e lo dimostrano, ad esempio, le aperture notturne durante un evento quale è la Notte Bianca in Oltrarno) solo che andrebbe sollecitata e incentivata; per questo, ho spiegato che l’idea delle aperture notturne dei negozi segue uno dei principi fondamentali del programma del sindaco Renzi, ovvero la politica di rivitalizzazione della Firenze by night, come ben compreso dal presidente di Confesercenti, Uliano Ragionieri! Senza l’una non sarebbe possibile nemmeno l’altra!
Certo, si tratta, comunque, di un cambio di mentalità di non poco conto, e sarei sciocco a pensare che possa essere accettato in quattro e quattr’otto ma è una di quelle realtà con le quale dobbiamo cominciare a fare i conti, se vogliamo far uscire Firenze dal provincialismo della “città bomboniera” per farla diventare una metropoli moderna. In particolare, credo che si debba superare la cosìdetta cultura del “non si pole” a prescindere, con quella invece del “Si pole!”, alla quale i fiorentini hanno detto sì votando per la nuova amministrazione comunale: quindi ben vengano i dibattiti, i suggerimenti e le riflessioni per arricchire e non per distruggere. In quest’ottica rientra anche la presentazione della mia mozione che ha come obiettivo proprio quello di avviare una riflessione su uno dei temi che riguardano il futuro di Firenze: è quello che richiede il mio ruolo di consigliere comunale!



Ciao Andrea, una domanda
ma se riguarda solo la vendita di cibo e bevande… beh ci sono già negozi aperti la sera: i mini-market.
Se riguarda tutti gli altri esercizi commerciali… beh è possibile, ma forse andrebbe fatta un’indagine se esiste la domanda effettiva.
La notte bianca non è un buon punto di riferimento: lì la domanda era indotta dall’evento, in un giorno qualsiasi non è detto che vi sia.
Un’utlima considerazione sull’eventuale obbligo di assumere nuove persone.
Credo che una condizione di questo tipo non sia facilmente introducibile da un’ordinanza… cioè lo scrivi, poi il primo commerciante fa ricorso e vince.
A quel punto devi tornare indietro (difficile) oppure dare permessi senza obbligo di assunzione… e si ricade sull’obiezione fatta dai tuoi compagni di partito.
Ma ipotizziamo che tu effettivamente ci riesca a fare una ordinanza di questo tipo:
- licenza per gli esercizi commerciali, condizionata all’assunzione di nuovo personale.
Bene, assumere nuovo personale per un’attività relativamente rischiosa (perchè, come detto, la domanda potenziale non è certa) è una strada percorribile soprattutto dai grandi commercianti, non dai piccoli. Dunque, hai riflettuto sull’impatto “distributivo” di una norma di questo tipo?
In ogni caso, lasciami dire che c’è bisogno di innovare con il pensiero, come giustamente hai fatto. Poi però non bisogna legarsi ad una proposta in modo troppo “affettivo”
Un saluto
fm
Caro Francesco,
Preziosissime le tue osservazioni, direi tutte.
Mi piace, più di tutto, la conclusione.
Andrea
Ps
Ma io e te ci frequentavamo ai tempi del Liceo? (eri amico di Cristina Parigi?)