Quello che segue è il discorso che ebbi modo di fare durante l’Assemblea cittadina tenutasi all’indomani degli “avvisi di garanzia” per la vicenda “Castello” ad alcuni nostri “compagni” e “amici”. Eravamo in piena “bagarre” elettorale per le primarie, era il 3 dicembre 2008 e l’Assemblea si teneva alla Casa del popolo di San Bartolo.
E’ una scelta onesta, coraggiosa e responsabile quella del segretario
cittadino del Pd Giacomo Billi, per la quale mi sento in dovere di
ringraziarlo e credo che noi tutti dovremmo ringraziarlo.
E’ una scelta che più che a noi, qui riuniti, sta dicendo a chi guarda
al Partito democratico con speranza, c’è chi non pensa solo al proprio
posto, alla carica che ricopre, ma anche alla possibilità che il centro
sinistra continui a governare Firenze e che gli impegni presi con il
programma quadro cittadino — il nostro principale punto di riferimento
nei confronti degli elettori e dei cittadini di Firenze — vengano
realizzati nell’interesse della città, di chi ci vive, di chi l’ha scelta.
Voglio essere chiaro: gli avvisi di garanzia non sono condanne. Sono
solo sospetti. E neanche qualche sgradevole telefonata è un reato. Ma la
cultura della legalità, il senso delle istituzioni, la tradizione delle
forze politiche dalle quali ciascuno di noi proviene ci hanno insegnato
che ci si difende dai sospetti e dalle accuse rinunciando a posizioni di
forza e a garanzie “speciali”: non è questo che abbiamo contestato a
Berlusconi per anni?
Perciò, senza minimamente voler condannare “in piazza” o “sui giornali”
e neanche in questa sala chi in queste ore si trova in una sgradevole
situazione e ha diritto alla nostra solidarietà e al nostro sostegno
fintanto che non sarà dimostrata una colpevolezza che ad oggi non c’è,
ritengo che sia giusta la richiesta avanzata da Giacomo Billi: si dimettano.
Ne va dell’immagine di tutto il partito, della credibilità delle nostre
proposte, della stessa possibilità di consegnare nelle mani del centro
destra una città che invece ha bisogno di rinnovarsi, di portare a
compimento alcune delle scelte fatte in questi anni, ma correggendo il
tiro nelle modalità con cui questi obiettivi sono stati raggiunti.
Certo, dobbiamo avere rispetto delle firme che i quattro candidati alle
primarie del Pd per la carica di sindaco di Firenze hanno apposto in
calce ai loro rappresentanti.
Ma credo che tutti noi, indipendentemente dal comitato elettorale a cui
apparteniamo, dobbiamo credere prima di tutto nel programma del Pd,
nella sua capacità di proporre candidati di pregio, nella sua capacità
di essere coeso ancorché alimentato da anime diverse, da donne e uomini
che portano ognuno la propria capacità, esperienza, sensibilità, ma alla
fine hanno un ideale comune.
Questo vale, a mio giudizio per tutti e quattro i candidati, nessuno
escluso: il nostro impegno oggi è per far prevalere uno di loro, ma un
minuto dopo le primarie sarà per far prevalere il candidato scelto.
Per questo oggi ritengo proficuo per il Pd e rispondente alla sua
“anima”, alle aspettative di chi vuole votarlo l’invito avanzato da
Giacomo Billi.
Per questo credo che si debba chiedere a Giacomo Billi di non
abbandonare il suo ruolo che sta svolgendo con fermezza ed onestà: di
queste abbiamo bisogno per vincere.
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