La crisi – come la vedeva un illustre protagonista della storia

22 gennaio 2012 Nessun commento

“Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Albert Einstein

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Ritratto fuori tempo (di Elsa Morante)

8 gennaio 2012 1 commento

Elsa Morante scrisse questo discorso nel 1945. Sembra scritto oggi…forse ieri (nel senso di qualche settimana fa). Leggetelo perché è veramente interessante.

«Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare».

…..A proposito si riferiva a Benito Mussolini…

Elsa Morante, Opere, vol. I, Mondadori (Meridiani), Milano 1988, L-LII

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Liberalizzare gli orari dei negozi? Un’arida polemica tra Regione e Governo

5 gennaio 2012 Nessun commento

Siamo in una fase di emergenza della vita politica italiana, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di un governo tecnico e questo cavillare di forma, pur legittimo, suona inappropriato.
In una materia in cui il primo a dire, da ministro, si dovesse cambiar registro era Bersani. Sembra che a Rossi non capit imai di far due passi dopo cena nei centri delle città, dove già gli immigrati, per strada o in bottega, fanno quel che avviene a NewYork, Londra, Parigi….

leggi tutto l’intervento su: Articolo La Repubblica su orari negozi, 05.01.12

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Bye bye 2011, ben arrivato 2012

31 dicembre 2011 Nessun commento

Siamo alla fine del 2011 ed è tempo di bilanci e di aspettative per il nuovo anno che, speriamo sempre, sia migliore di quello che ci lasciamo alle spalle. Forse, mai come adesso, l’auspicio è comune a tutti.

Il 2011 ha rappresentato un anno difficile: ce l’hanno detto in tutte le lingue, ce lo siamo ripetuti in tutti i modi.

È eccesso di allarmismo? Io credo di no: è il prendere coscienza che molte persone si trovano in uno stato di forte difficoltà determinato dalla crisi del mondo del lavoro, da consumi più ridotti, da un “disamore” nei confronti della classe politica dirigente.

E allora, “quando tutto va a rotoli” a cosa dobbiamo aggrapparci, quali devono essere i nostri punti fermi? Io credo che siano i nostri valori, quelli che ognuno di noi ha dentro di sé. Sono lo scoglio al quale ci aggrappiamo durante il mare in burrasca e dal quale ripartiamo quando c’è bonaccia.

I miei valori fondanti e fondamentali sono: la famiglia, la fede religiosa, gli amici, le istituzioni.

Ecco, per recuperare la nostra serenità ripartiamo dalle cose semplici. Rinforziamo le fondamenta della nostra vita per prepararci a questo 2012 che dovrà essere un anno di riscatto.

Per cercare di agevolare questo riscatto, il rilancio dell’economia di Firenze e dei fiorentini, la nostra Amministrazione ha deciso di incidere di meno nelle tasche dei cittadini e per questo motivo ho molto apprezzato la “manovra del buon senso” del nostro sindaco Renzi perché è giusto incidere di meno nei confronti di chi ha meno possibilità economiche, di chi è già stato colpito dalla crisi.

È giusto che paghi meno chi ha di meno e che paghi di più chi ha di più. Sembra un principio banale ma, purtroppo, non lo è.

Per la nostra città il 2012 rappresenta un anno di traguardi importanti: prenderà vita, finalmente, l’attività nel nuovo tribunale a Novoli, sarà completato il nuovo polo della musica a Porta a Prato, da poco inaugurato. Sarà un anno di fermento perché dovremo vedere l’avanzamento dei lavori della tramvia e, forse, ci sarà una svolta decisiva anche per il nuovo stadio a Novoli.

Questo, soltanto per citare alcune opere urbanistiche veramente importanti che cambieranno, in meglio, la città di Firenze.

Ma non di sola economia vive la città. A dicembre Firenze è stata al centro di fatti criminali di stampo razzista che nulla hanno da condividere con la nostra storia e le nostre tradizioni. Alla luce anche di questo, la tolleranza e l’integrazione nei confronti dei poveri, di chi arriva da lontano dovranno trovare sempre terreno fertile nelle nostre vite, ogni giorno.

Auguro a tutti un 2012 di serenità e di speranza, da trascorrere insieme alle persone a noi più care, un anno che deve essere di rilancio e di rinascita.

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L’ATAF è sull’orlo del baratro: o la politica collabora oppure le ricadute saranno disastrose per tutti. Garantiamo la legalità nel mercato di San Lorenzo

22 dicembre 2011 Nessun commento

Salviamo l'ATAF: l'azienda, i lavoratori e il servizio per i cittadini

La situazione in cui si trova l’ATAF è molto grave e preoccupante. I malumori manifestati da parte dei lavoratori devono fare riflettere ma anche spingere, tutti, ad una maggiore consapevolezza che se non remeremo tutti dalla stessa parte, questa nave rischia di naufragare definitivamente. È necessario che la politica svolga a pieno il proprio ruolo mettendo da parte personalismi e ideologie perché prioritario è salvare l’azienda, i lavoratori e il servizio di mobilità garantito ai cittadini. Ma la stessa politica deve anche vigilare sulla gestione dei banchi nel mercato di San Lorenzo: questa azione rappresenterebbe un forte segnale contro l’illegalità.

L’appuntamento di oggi è l’ultimo del 2011 e, come Consiglio Comunale, stiamo affrontando, tra gli altri, due temi molto importanti. L’ATAF, in un momento molto critico per l’azienda e i suoi lavoratori e la ricollocazione dei banchi nel mercato di San Lorenzo.

Quello che finora la dirigenza dell’ATAF ha fatto per salvare l’azienda dal fallimento è tanto: un complessivo piano di ristrutturazione, sono stati tagliati ruoli e stipendi dirigenziali, è stato recuperato il 25% dell’evasione, è stato diminuito il disavanzo, è aumentata la vendita di biglietti e abbonamenti ma ciononostante quest’anno l’azienda chiuderà con un bilancio in deficit di 8 milioni di euro che rappresenta un brutto passo indietro sia rispetto al 2010 e sia rispetto a quelli che erano stati i propositi illustrati a febbraio dall’assemblea dei soci dell’ATAF e cioè un obiettivo per il 2011 di un saldo attivo di 553 euro. Questo è stato determinato da diverse cause: innanzitutto dai tagli ai trasferimenti pubblici. Non bisogna dimenticare la contrazione della richiesta di servizio da parte degli Enti locali soci di ATAF che dal 2009 al 2012 è passata da 19 a 15 milioni di chilometri, cioè circa il 26% in meno.

A questo punto, se vogliamo realmente salvare l’azienda, un migliaio di posti di lavoro e un servizio giornaliero garantito a decine di migliaia di persone le strade da percorrere sono veramente poche. O i soci dell’ATAF eseguono una ricapitalizzazione oppure si rischia il fallimento dell’azienda. È estremamente necessario, però, che la politica, sia locale che regionale, si coordini verso un unico obiettivo: la salvezza dell’ATAF e questo può essere reso possibile soltanto abbandonando le singole ideologie e gestendo la problematica in modo oggettivo. Sono a rischio valori e realtà che sono ben più alti e preziosi delle diatribe politiche.

Altro discorso per il mercato di San Lorenzo.

Il mercato dev’essere un fiore all’occhiello per Firenze: per i cittadini e per i turisti e per questo motivo è necessaria una riorganizzazione che, però, non dev’essere soltanto estetica e funzionale ma deve riguardare anche le modalità di gestione dei banchi che furono introdotti a San Lorenzo dal sindaco Giorgio La Pira. Fu un’iniziativa per cercare di dare un’opportunità di lavoro a tante persone meno abbienti ma col passare degli anni questo valore è stato snaturato. Bisogna sempre tenere presente che i banchi degli ambulanti possono sostare nelle strade, nelle piazze cioè sul suolo pubblico, perché il Comune ha concesso una licenza, per la quale l’ambulante paga un canone. È ormai, purtroppo, una vecchia e brutta abitudine consolidata nel tempo che se il banco viene ceduto, in gestione o venduto, automaticamente il vecchio proprietario cede anche la licenza e la concessione per la sosta sul suolo pubblico come se facessero tutti parte della proprietà ma questo è sbagliato. È una pratica che crea una rendita, una lobby che, spesso, celano anche forme di illegalità. Ecco, anche su questo il Consiglio Comunale e l’Amministrazione devono impegnarsi: per garantire la legalità a chi rispetta le regole e per sanzionare chi si fa le proprie regole senza rispettare quelle della collettività.

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La festa della Toscana e l’abolizione della lesa maestà…

30 novembre 2011 Nessun commento

La Toscana oggi festeggia la data commemorativa del 30 novembre, per ricordare il giorno in cui ricorre l’anniversario della Riforma Penale promulgata, a quella data nel 1786, da Pietro Leopoldo di Lorena, Granduca di Toscana dal 1765 al 1790. Con tale Riforma, la Toscana divenne il primo Stato al mondo in cui si abolì la pena di morte, uno degli atti più incivili perpetuati fino ad allora da tutti i governi, “conveniente – secondo Pietro Leopoldo – solo ai popoli barbari”.
Ma sebbene ormai sono molti che conoscono la valenza derivante dall’abolizione della pena di morte, altrettanti NON sanno che con il codice leopoldino venne abolito anche il reato di LESA MAESTÀ…. Ancora oggi tocca ricordarlo a diverse persone qui….

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Il dolore della perdita e i suoi simboli

28 novembre 2011 Nessun commento

Il dolore per la morte di una persona cara è una delle più atroci sofferenze a cui gli individui sono chiamati nel corso della propria esistenza e questo dolore è ancor più lacerante quando la scomparsa della persona cara è avvenuta in circostanze tragiche com’è il caso degli incidenti stradali.
È perciò che spesso l’elaborazione di tali lutti, la quale ha solitamente forma privatissima ed intima, quasi ammantata di pudore, acquista la necessità di una esibizione, di un mostrarsi e di lasciar che il ricordo si manifesti. Ne sono testimonianza i numerosi addobbi e reliquari che vengono deposti o anche più complicatamente costruiti nei luoghi dove, per lo più giovani, hanno perso la vita schiantandosi con il proprio mezzo e venendo travolti da colpevoli se non scellerati.
Sono sentimenti verso i quali è d’obbligo la compassione, il condividere appunto tale dolore. E si deve aver comprensione anche di quanto queste manifestazioni in qualche maniera intendono esprimere, il monito all’attenzione e alla prudenza, l’avvertimento di quanto sia drammatico e al tempo stesso facile, consueto il pericolo nella strada e talvolta quanto sia esecrabile la condotta di coloro che hanno causato quelle irreparabili tragedie.
Non si può perciò avere alcun atteggiamento censorio verso l’esposizione di fiori, foto ricordo, piccole lapidi, altarini, epigrafi, tabernacoli, finanche manifesti o striscioni; ma probabilmente individuare norme che regolamentino l’espressione di tali sentimenti in luoghi che sono comuni, della collettività, è una forma ancora più alta di rispetto per quelle vittime e per quanti le piangono.

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La ristorazione etnica

7 novembre 2011 Nessun commento

Premesso che da una recente ricerca (http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/economia/2010/26-febbraio-2010/troppi-kebab-centro-ora-salto-qualita-1602554757607.shtml) sulla ristorazione etnica compiuta dall’Università di Firenze per conto della Confesercenti emerge l’aumento sensibile del numero delle ditte individuali con titolare straniero nel comparto alimentare e della ristorazione. A Firenze prima del 2000 erano quattro, alla fine del 2008 sono diventate 49, la maggior parte nelle zone di San Lorenzo e Santa Maria Novella;

 

Considerato che tale fenomeno sia in gran parte in sintonia con lo sviluppo del multiculturalismo che ha interessato nel periodo preso in esame l’Italia,la Toscanaed anche la nostra città;

 

Visto che in alcune regioni e città (Lombardia, Bergamo, Lucca, Prato) sono stati adottati vari provvedimenti aventi principalmente lo scopo di “reprimere” gli esercizi etnici vietandone la presenza nei centri storici, imponendo l’uso di determinate lingue o divise, attribuendo ai gestori la responsabilità per l’ordine pubblico o la somministrazione anche di piatti tipici italiani;

 

Ritenuto che tali provvedimenti siano inaccettabili sotto il profilo etico, della circolazione delle idee e  del diritto d’impresa nel rispetto della legge, nonché inefficaci per la salvaguardia del nostro patrimonio culinario che deve essere incentivato con la tutela delle produzioni autoctone e di eccellenza, la filiera corta ed il legame con il territorio, senza limitare il diritto di altre culture di esprimersi liberamente e arricchire l’offerta gastronomica delle nostre città;

 

Ritenuto, comunque, necessario un intervento di regolamentazione del nuovo fenomeno della ristorazione e degli esercizi etnici attraverso norme che garantiscano il rispetto del decoro urbano sotto l’aspetto architettonico e delle insegne, il miglioramento delle garanzie igienico-sanitarie e dell’informazione a tutela del consumatore, anche prevedendo un’opportuna formazione degli operatori del settore;

 

IMPEGNA IL SINDACO ELA GIUNTA

 

1) ad adottare gli opportuni provvedimenti, anche con proposte di modifiche regolamentari, per

garantire, nel comparto degli esercizi e della ristorazione etnica il rispetto del decoro urbano sotto l’aspetto architettonico e delle insegne, il miglioramento delle garanzie igienico-sanitarie e dell’informazione a tutela del consumatore, anche prevedendo un’opportuna formazione degli operatori del settore e la prevalente dicitura italiana sulle insegne commerciali.

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E Noi?

31 agosto 2011 Nessun commento

manifestazioneMi chiedo come mai in un periodo di crisi della politica, dell’economia, dei valori aggreganti quali la solidarietà umana, un Governo che non governa mette in campo una manovra fiscale che non aiuta, anzi, secondo la Banca d’Italia, addirittura avrà effetti deprimenti sull’economia, una congiuntura economica che dire difficile non rende nemmeno l’idea, manovra che palesemente ricadrà in massima parte sul settore sociale, la mia Amministrazione, non solo non commenta, ma addirittura è assolutamente assente, quasi a dichiararsi “consenziente”; certo che non penso che lo sia, ma i gesti, i segnali, i simboli, ad esempio la manifestazione del 6 settembre, sono ancora importanti, e allora, anziché concentrarsi su eventi “mediatici” che puntano a far risaltare la leadership degl’uni, anziché degli altri, in un momento in cui, anche da noi abbiamo delle difficoltà (Penati docet) che aspettiamo a concentrarci sui reali bisogni delle persone, dei nostri cittadini, abbiamo chiesto di avere questo compito, candidandoci all’Amministrazione comunale, e allora facciamolo fino in fondo!

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Una favola moderna (o’ mutos deloi – il mito insegna…)

17 agosto 2011 Nessun commento

I tre porcellini

di Jacobs Joseph (1854–1916)

Quella dei Tre Porcellini è una fiaba che affronta il tema della crescita.
I tre fratellini sono la rappresentazione del bambino che cresce, imparando ad ogni stadio un comportamento nuovo.
Passando attraverso gli errori e le brutte esperienze.
Come d’altronde accade agli adulti.

C’erano una volta tre porcellini che vivevano con i genitori.
I tre porcellini crebbero così in fretta che la loro madre un giorno li chiamò e disse loro: “Siete troppo grandi per rimanere ancora qui. Andate a costruirvi la vostra casa”.
Prima di andarsene da casa li avvisò di non fare entrare il lupo in casa: “Vi prenderebbe per mangiarvi!”
E così i tre porcellini se ne andarono.
Presto la strada si divise in tre parti.
Il Porcellino Grande spiegò che ognuno di loro avrebbe dovuto scegliere una direzione. Li avvisò del lupo e poi andò a sinistra. Il Porcellino Medio andò a destra e quello piccolo nella via centrale.
Sulla sua strada il Porcellino Piccolo incontrò un uomo che portava della paglia.
“Per piacere, dammi un po’ di paglia!” disse “Voglio costruirmi una casa”.
In poco tempo costruì la sua casa e pensò di essere salvo dal lupo.
La casa non era molto bella e nemmeno fatta bene ma a lui piaceva molto.
Gli altri due porcellini se ne andarono assieme e presto incontrarono un uomo che portava della legna.
“Costruirò la mia casa con il legno” disse il Porcellino Medio “Il legno è più resistente della paglia”.
Il Porcellino Medio lavorò duramente tutto il giorno per costruire la sua casa.
“Adesso il lupo non mi prenderà e non mi mangerà” disse. Il Porcellino Grande camminò per conto suo.
Presto incontrò un uomo che trasportava mattoni.
“Per piacere, dammi un po’ di mattoni” disse il Porcellino Grande “Voglio costruirmi una casa.”
Così l’uomo gli diede dei mattoni per costruire una bella casa.
“Ora il lupo non potrà prendermi per mangiarmi” pensò.
Il giorno dopo il lupo arrivò alla casetta di paglia: ” Porcellino, porcellino, fammi entrare” gridò il lupo.
Ma il Porcellino Piccolo sapeva che era il lupo e non lo lasciò entrare.
Ma il lupo cominciò a sbuffare stizzito. E sbuffava e sbuffava e buttò giù la casetta del Porcellino Piccolo.
Poi se lo mangiò in un baleno.
Il giorno seguente il lupo andò a casa del Porcellino Medio e bussò alla sua porta. “Chi è?” chiese.
“Tuo fratello” rispose il lupo.
Ma il Porcellino Medio sapeva che non si trattava del fratello e non aprì al lupo.
Così questi sbuffò stizzito e buttò giù la casa del Porcellino Medio.
La casa di legno cadde e il lupo se lo mangiò.
Il giorno dopo il lupo arrivò alla casa di mattoni e gridò: “Porcellino, Porcellino, fammi entrare!”
Ma il Porcellino Grande rispose: “No, non ti farò entrare!” quando improvvisamente sentì bussare nuovamente alla porta.
“Apri la porta e vedrai chi sono!” disse il lupo con una vocetta. Quindi il lupo cominciò a sbuffare e sbuffare ma non riuscì a buttare giù la casa.
Il lupo era furibondo! Gridava: “Porcellino, Porcellino, scenderò per il camino e ti mangerò!”
Il Porcellino era spaventato ma non rispose.
Dentro casa c’era una grossa pentola sopra il fuoco del camino. L’acqua stava per bollire.
Il lupo si calò dal camino.
Siccome non c’era il coperchio sulla pentola il lupo vi ruzzolò dentro e finì nell’acqua bollente.
E questa è la fine del lupo cattivo e la storia di tre piccoli porcellini.
.
I tre porcellini in una versione meno cruenta e più “disneyana”

In prossimità di un bosco, vivevano tre porcellini. Per mettersi al sicuro da un certo lupo che abitava nei paraggi, decisero di costruirsi tre casette. Il più volenteroso si procurò calce e mattoni, gli altri decisero di affaticarsi di meno e preferirono l’uno la paglia, l’altro il legno. In poco tempo e con poca fatica, la casetta di paglia fu pronta.
Ma la debole costruzione non resistette al primo assalto del lupo. Bastò un semplice soffio e il porcellino si trovò senza riparo. Impaurito, corse a perdifiato verso la casetta di legno. Pensando di essere al sicuro, i due porcellini risero alle spalle del fratello che, con tanto impegno e fatica, si era costruito la casa in mattoni. Intanto il lupo non volle darsi per vinto così facilmente e, dopo una bella corsa, si fermò davanti alla casetta.

- Aprite – intimò ai due porcellini.
- Vattene, non ci fai paura… -
Allora il lupo raccolse tutto il fiato che aveva e soffiò più forte che mai. In un attimo la porta cedette e ai due malcapitati non restò che correre dal saggio fratello. I tre fratelli fecero appena in tempo a chiudere la porta in faccia al lupo. In quel momento i due porcellini, ansanti e ancora spaventati, capirono quanto è importante fare le cose con impegno.
Ora erano al sicuro, ma come liberarsi del lupo? Il lupo innervosito, capì che questa volta non sarebbe bastato soffiare sulla casa per aprirsi un varco. Si accanì allora sulla porta, ma questa, che aveva cardini robusti, non cedette.

Il lupo, credendo di essere molto furbo, si arrampicò su un albero e pensò di sorprendere i tre porcellini entrando in casa dal camino. Nella foga di attuare il piano, non si accorse che il porcellino saggio si era reso conto delle sue intenzioni. Il porcellino gli preparò, svelto svelto, una sorpresa. Accese un bel fuoco nel caminetto e aspettò che il lupo vi cadesse sopra. A questo punto il lupo, stanco e bruciacchiato, si allontanò di corsa e non si fece più vedere. Da quel giorno i tre porcellini vissero al sicuro nella bella casetta di mattoni.

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